Partita (Penelope) – monologo in versi di Simone di Biasio

Mag 4, 2016 by

4Cover Partita_solo primaPartita (Penelope)

Autore: Simone di Biasio
Editore: FusibiliaLibri
Collana: nastri
Anno 2016
pp. 64
formato 15×15
13,00 euro
ISBN 9788898649273

Traduzioni in greco di Evangelia Polymou

Prefazione di Alessia Pizzi

Illustrazioni a colori di Stefania Romagna

disponibile su fusibilia@gmail.com
spese di spedizione a carico di Fusibilia

 

dalla prefazione di Alessia Pizzi:

Non serve aver letto l’intero ciclo omerico per conoscere la storia di Odisseo e Penelope, non serve avere una laurea specifica per comprenderne il significato. Che siano esistiti veramente oppure no, che abbiano regnato realmente sull’isola di Itaca, che siano stati coinvolti in una – successivamente romanzata – guerra di Troia, non ci è dato saperlo. Quello che sappiamo con certezza, però, è che questo mitologico rapporto ha messo radici nell’immaginario umano, elevandosi come una quercia indistruttibile e resistente alle calamità del tempo, divenendo paradigma – non così positivo – del rapporto tra uomo e donna, come tanti altri exempla tratti dallo stesso conosciutissimo epos. Per questo motivo parlare di Penelope nel XXI secolo significa dover fare i conti prima di tutto con una serie di stratificazioni ideologiche. Poiché, nonostante l’Odissea le abbia regalato una fama imperitura, il personaggio è vittima di una serie di cristallizzazioni accumulatesi di generazione in generazione. […] Nel rispetto dell’acclamata tradizione precedente, Simone di Biasio fa un passo in avanti, offrendo la parola d’amore a chi nel ciclo d’appartenenza non aveva avuto l’opportunità di aprire il proprio cuore, nella fattispecie gli eroi omerici. […] Penelope è partita, ha abbandonato la gabbia angusta di cui fu schiava per un ventennio: l’onta dei numerosi tradimenti, legittimati da una mentalità ingiusta, è stata vendicata, l’offesa è stata ripagata.

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Simone di Biasio, nato a Fondi in provincia di Latina nel 1988, si è laureato in Editoria e Giornalismo all’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi sulla “radiovisione”. È giornalista pubblicista freelance. Cofondatore dell’Associazione “Libero de Libero”, di cui riveste la carica di Presidente, che ha ideato il primo ‘Festival poetico della città di Fondi’, “verso Libero”, e il Premio di Poesia “Solstizio” per opere prime. Collabora con la rivista di poesia “Atelier” (www.atelierpoesia.it). Ha pubblicato Assenti ingiustificati, EdiLet, Roma, 2013, con la prefazione di Claudio Damiani che gli è valso il XXX Premio “A. Gatto”, e il XXXVIII Premio “Minturnae”. In preparazione un nuovo libro in versi, “Panasonica”. Ha un blog: giornalismopo-etico.blogspot.it.

Evangelia Polymou vive ad Atene, dove lavora come insegnante e traduttrice. Ha studiato Letteratura greca e italiana presso le Università di Salonicco, d’Atene e di Perugia. Collabora con riviste e periodici sia cartacei che on-line scrivendo articoli e saggi. Si dedica alla traduzione di poeti italiani in greco, e anche greci in italiano, ed ha al suo attivo un ampio archivio di traduzioni di autori contemporanei italiani (Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Vittorio Sereni, Alberto Moravia, Alda Merini, Francesco Marotta, Ida Travi, ecc.). In Grecia, collabora con la rivista online “Poiein”, luogo di riferimento per la poesia, per la quale pubblica traduzioni di poeti italiani, e in Italia è tra i fondatori e redattori del blog di poesia e arte contemporanea “Perigeion”.

Alessia Pizzi è nata nel 1988 a Roma dove vive. Laureata in Filologia Classica dopo un soggiorno di ricerca ad Oxford, ha iniziato a lavorare nella comunicazione e come giornalista. La cultura è la sua più grande passione: per questo motivo nel 2015 ha fondato il portale d’informazione “CulturaMente”, di cui è la caporedattrice. Ha pubblicato la raccolta poetica (In)fallibilità dell’ego ed è inserita nei volumi antologici Teorema del corpo. Donne scrivono l’eros, e Haiku tra meridiani e paralleli. Terza stagione, FusibiliaLibri, 2015 e 2016.

Stefania Romagna è pittrice, performer, scenografa, artista del riciclo. Ha esposto le sue opere in stile metropolitano in collettive e personali nelle maggiori città italiane ed europee, tra cui: Barcellona, Suburbe. 2° Intervenciò mural sota la ciutat, 24° e 25° Marato’ de l’espectacle, Stage Gallery Buda bar, Drap Art’07 Festival Internacional de Reciclatge Artìstic, “El molino” personale di pittura Galerie Iurantia, Queens Gallery Sitges; GNAM di Roma; l’allestimento scenografico ‘Film Festival del Cortometraggio a Berlino Hunter De Mauer’; Uppsala, Svezia, ‘Rassegna Arte Contemporanea Galery’s’; Parigi ‘Arte Contemporanea Champs Elisé’. Performer in Odissea contemporanea 2014 e 2015 per MAD, ‘Festival Poetico Verso Libero Fondi’, 2014 e 2015; Profonda Superficie progetto di Videoarte per Premio Celeste 2014, Mostra d’oltremare, Napoli 2015. Attualmente collabora con ‘Uneven eye collettivo film industry’. Vive tra Terracina, dove è nata, in provincia di Latina, e Barcellona, Spagna.

 

Recensione di Alessandra Trevisan su poetarumsilva.com:

Simone Di Biasio, PARTITA. Penelope, Fusibilialibri, 2016, pp. 64. Prefazione di Alessia Pizzi, traduzione in greco di Evangelia Polymou, immagini di © Stefania Romagna. Edizione numerata.

 

il viaggio indicasti a me lanciando ogni giorno
un grido un filo la voce come tela
io tuo burattino aprivo golfi come le tue cosce
ammaravo nelle insenature del tuo petto
col ventre a favore approdavo dentro le case

ho sfondato porte che credevo tue
entravo sempre in parti annunciate da acque rotte
non sapevo quali figli stessi mettendo al mondo

Una storia di storie o trama fatta di tante trame quella del monologo in versi PARTITA. Penelope di Simone Di Biasio, edito in questi giorni da FusibiliaLibri. Si è già parlato in parte della poetica dell’autore qui, e in quel caso si riportavano anche alcuni versi in costruzione dell’opera “per voce sola”. Non è improprio recuperare e ri-citare ancora uno degli aspetti pregnanti della poesia dell’autore: quelle “parole da abitare” che valgono anche per il testo odierno, in cui si traccia la vicenda di Odisseo e Penelope ricordata ed esposta al lettore nelle parole introduttive a questo volume con una prefazione a cura della grecista Alessia Pizzi: non lo è perché il monologismo estende il rapporto che la sola-voce parlante intesse con l’interlocutore lontano, ma anche con chi legge. Una doppia relazione con il vocale, ma un vocale significante prima. In questo testo si avvera la relazione che lo strumento voce ? nella forma alta della poesia ? attiva con l’altro: una relazione che non può non portare in sé un richiamo all’oralità fondativa della civiltà occidentale. Quello che Di Biasio fa è costruire verso per verso questo rapporto, parola per parola:
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Recensione di Sandra Di Vito
«Ogni vera contemporaneità è coesistenza dei tempi […].
La contemporaneità dell’arte è influsso dei migliori sui migliori».
Marina Cvetaeva, Il poeta e il tempo

Con Partita Penelope, Simone Di Biasio è passato dalla lirica monodica della sua opera prima (Assenti ingiustificati, Edilet, 2013) all’epos, un monologo in versi con testo in greco moderno a fronte nella traduzione di Evangelia Polymou, racchiuso, come il gheriglio di una noce, tra due voci: la Voce di Penelope in apertura di libro e la Voce di Ulisse, nella parte finale. I due soliloqui circondano il monologo di Ulisse come il mare circonda l’isola da cui Ulisse è partito e dove Penelope è rimasta per vent’anni ad aspettare il suo ritorno.
Il titolo Partita Penelope,…
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Recensione di Martina Midolo su riversopoesia

Ribaltare il mito e reinterpretarne i personaggi secondo una chiave di lettura opposta a quella omerica, inserendoli nel pieno di una frattura emotiva apparentemente insanabile: è questo il nucleo concettuale del monologo in versi di Simone Di Biasio, edito da Fusibilia. Quasi a voler avvicinare le parole e le immagini all’universo culturale e geografico nel quale sono state concepite, i versi sono stati tradotti in greco moderno da Evangelia Polymou.
Ulisse è tornato a Itaca, ha ritrovato in casa Penelope, indefessa e instancabile custode del focolare, depositaria del vincolo di fedeltà coniugale, fautrice ancora dopo vent’anni della tessitura di una tela che, nelle parole di Ulisse, diviene metafora di memorie familiari via via più sbiadite:

[…] tessere non era atto, ma elenco di cocci
chiamata a raccolta delle sparizioni
non potevo sapere dei danni degli anni…
(p. 43)

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Recensione di Alessandro Ramberti su farapoesia:

un filo per trovare la rotta vita” (da Perché partita, nota dell’autore)

 È la storia di una mancanza: la partita si gioca non tanto con il destino, quanto con le scelte che ci riguardano (quelle che facciamo e quelle che subiamo). Odisseo ritorna e deve fare i conti con il fatto che Penelope è partita. Il loro letto, da lui stesso intagliato nell’olivo e nel quale era stato concepito Telemaco, è ironicamente vuoto. Il testo si apre con Voce(presumibilmente un fuori campo di Penolope, un biglietto sonoro a Nessuno): «Lascio la terra dell’ulivo / grande casa che accolse le mie pene / lo spazio che mi fu uomo, compagno e destino / (…) / Mi riprendo il mare e il tempo, / la vastità mi attende oltre la gabbia» (p. 33). Ulisse è rintronato, questo abbandono lo spiazza ma lo porta a fare in qualche modo un esame di coscienza: «il viaggio indicasti a me lanciando ogni giorno, / un grido un filo la voce come tela / io tuo burattino apprivo golfi come le tue cosce / ammaravo nelle insenature del tuo petto / (…)» (p. 37); «mai avrei potuto sentirti più vicina / come sfiorando la pelle del mare» (p. 39); «e scusa, scusa ma non potevo sapere che / tessere non era atto, ma elenco di cocci / chiamata a raccolta delle sparizioni» (p. 43). 

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