Il morso verde (Racconti dalle acque dell’invidia) – AA.VV.

Set 30, 2016 by

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Editore: FusibiliaLibri
Collana: Magneti
Curatore: Antonella Rizzo
Anno 2016
pp. 128
formato 15×21
15,00 euro
ISBN 9788898649327
Prefazione di Antonella Rizzo

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Autori selezionati

Cattive acque
Claudia Musio – Argia
Massimiliano Gasbarra – L’insetto che salvò il Natale
Alessandro Chiometti –  Anzac Infantry
Vincenza Fava – Spontaneous Human Combustion
Nuccia Martire – Il malocchio
Roberto Ranieri – La frana
Alessandro Dantonio – Domenica
Valentina Magno – Sabato sera
Anna Rita Foschini – L’invidia degli Dèi
Marina Elena Viglione – Scorpione ascendente veleno
Titti Rigo de Righi – Il morso verde
Antonello Farris – Reparto macchine
Cristina Cornelio – Incastri sentimentali
Rosa Dibattista – Acqua chiara
Francesca Facoetti – Quegli strani episodi invidiosi
Daniela Rindi – Dodici su dodici

Buone acque
Sandra Collauto – Pizza e indivia
Antonietta Tiberia – L’incontro di Don Lisander
Claudia Tifi – D’invidia non si muore
Serena Piantoni  – Quel che avevo in frigorifero
Alessia Pizzi – Il codice PIN della felicità
Marina Paolucci – L’evoluzione dell’invidia
Luciana Moretto – Vite parallele
Anna Lagoda – La vecchia nella Smart (Come ho preso la patente)
Adamo Notìa – L’importanza di chiamarsi Odeobaldo Maria

 

25 racconti sul tema controverso dell’invidia (cosa buona o cosa cattiva?) tra drammaticità ed ironia perché ciascuno stempera a proprio modo la gravità di uno stato d’animo così ineluttabile. Il morso verde conclude, per ora, la trilogia di narrativa che comprende Caro bastardo ti scrivo e Sono bella, ma non è colpa mia.
Grazie a tutti gli autori che hanno accettato di inoltrarsi con noi su percorsi letterari ed emotivi molto, molto accidentati: leggendo alcune di queste storie si comprende che non sia stato facile parlarne. Ma la scrittura è catartica, giusto?

 

dalla prefazione di Antonella Rizzo:
Torniamo a considerare l’invidia come un sentimento. Madre legittima, summa e matrice di tutti gli altri che genera e da cui deriva. Mi piace ribadire l’appartenenza alla categoria dei sentimenti, con la sua valenza neutra e dignitosa evitando quelle connotazioni morali così stridenti con la primordialità che le appartiene. Il sentimento è un tono emotivo che investe una percezione sensoriale filtrata dalla coscienza e dalla ragione, una coloritura nell’approccio verso un soggetto esterno che può assumere diverse intensità della scala cromatica. Bellissime sono le definizioni dei colori derivati nelle preziose scatole dei pittori: il palissandro, il cinabro, il rosso inglese, quello veneziano, le terre, le ocre, il magenta. L’invidia è verde, nel parlare comune, un colore freddo e mercuriale ma che reca in sé l’unione del blu profondo della notte e il colore della luce al massimo dello zenith, il giallo. Pensiamo così a due forze complementari che si rincorrono senza contemporaneità, come la logica degli opposti di Eraclito. Persino Aristotele gli aveva dato l’appellativo di “oscuro”, accostandosi alle caratteristiche criptiche del suo pensiero. Così l’invidia ci appare, nella sua composizione magmatica e incandescente, come una forza che condensa al suo interno due polarità, accese da meccanismi arcani e sempre vergini a rappresentare nella creazione interiore del desiderio l’introiezione dell’oggetto amato e avversato perché ‘fuori di sé’. La vocazione di Fusibilia a questo tipo di indagine spietatamente onesta è confermato da quest’ultima iniziativa che si prefigge di scandagliare le istanze più profonde della coscienza soggettiva nel proposito di riflettere sull’autenticità di quella collettiva, dove si sedimentano invece le variabili imposte dalle varie culture dominanti che hanno l’urgenza di creare delle piattaforme psicologicamente sensibili a operazioni di moralizzazione di massa..