“Duende” racconti di Anna Bertini – Lettura di Roberto Eleuteri
“Duende” racconti di Anna Bertini
Autrice: Anna Bertini
Editore: FusibiliaLibri
Collana: diorama
Anno 2017
pp. 104
formato 17×17
14,00 euro
ISBN 9788898649372
Prefazione di Athos Bigongiali
Nei sedici racconti di Duende, raccolta di Anna Bertini dedicata ad Antonio Tabucchi, troviamo una serie di storie intense e di personaggi femminili e maschili calibrati in modo pregevole e narrativamente riuscito. I sedici tasselli di un quadro più ampio sono legati da un filo comune che è quello di una ricerca interiore, di una riscoperta di sé, a volte nel viaggio (ne è esempio significativo, nel racconto Il fantasma di Orlando, la ricerca della casa del grande poeta Pablo Neruda ucciso dai falangisti); a volte nella purificazione dalle banalità e nella riscoperta del quotidiano, come avviene nel racconto Lavare l’anima al fiume o come in Qualcosa in pugno, altro racconto denso di significati, in cui un uomo, che precedentemente era stato in carcere ed era stato dipendente dall’alcol, riscopre sé stesso grazie a un lavoro trovato per caso su un annuncio di giornale. Questo evento lo porterà a parlare agli altri del proprio malessere, in una sorta di catarsi che avviene riscoprendo un nuovo sé stesso; lo porterà a “raccontare di sé anche se quello, il protagonista della storia, ormai gli è estraneo”. Ne emerge l’importanza di indirizzare i giovani verso un percorso pulito che non trascini nelle dipendenze, augurandosi così che loro “non finiscano mai in quel vortice che divora, là dove era finito lui. Che non provino mai la voglia di buttare via i giorni, affogarli nell’incoscienza. Che restino vigili e possano sorridere. Questo dirà ai ragazzi, dopo aver raccontato cosa c’era in fondo ad ogni bottiglia che beveva”.
La galera, vissuta per quattro anni, porta pian piano il protagonista a far venire a galla l’altra galera, quella interiore, quella della dipendenza, quella in cui la parte oscura della coscienza prende il sopravvento: “La vera galera era lui, quell’altro. Quello che mi ha vissuto dentro. Man mano che prendevo coscienza di chi ero stato, di cosa avevo potuto fare alla mia vita e agli altri, man mano che lui moriva e io nascevo, la galera interiore diveniva più dura”. Fino alle constatazioni più amare: “Racconto ai ragazzi che in fondo ad ogni bottiglia che bevevo c’era la morte” e “Mi sembra di tenere qualcosa in pugno. Qualcosa, che non sono le botte, che non sono le bottiglie”.
La causa della sua carcerazione era dovuta al decesso della moglie: “Io ero fatto, non vedevo niente, l’alcol mi toglieva tutto. Ero lui, l’altro: le sue mani piene di botte, la testa piena di corvi” […] “Un mese dopo lei è morta nel sonno. L’accusa ha cercato di provare che erano state le botte. Ma niente, le si era fermato il cuore.”
E qui di nuovo la constatazione della sua parte oscura, che aveva avuto in ogni modo qualche responsabilità per quel decesso. Poi, a poco a poco la sua uscita dal tunnel del dolore e dell’alcolismo.
Storia di una giornata parla del trascorrere del tempo per tre donne diverse, o meglio, di tre momenti diversi di una stessa donna. La struttura è quella del piccolo poema in prosa, il filo conduttore è la leggerezza che accomuna i tre personaggi.
Matt “è giovane sempre, qualsiasi cosa faccia, non riesce a nascondersi” […] vorrebbe avere una parola per dire tutto, e dirlo con una parola sola”. D’altro canto Giò trova piacere nell’oscurità: “L’oscurità le dà coraggio, comincia a sentirne il piacere, le paure si fanno leggere come canti, le idee lasciano il posto ai sogni, e lei vive in piena come un’onda”.
Poi ci viene presentata la figura di Not che è, in questo caso esplicitamente, la stessa Matt, e che: “Danzando e volteggiando scivola nella vellutata coltre della notte”.
In questa duplicità, in questo notturno, e in questa bellezza, è possibile sentire l’eco del Racconto del Rimbaud delle Illuminazioni: “Il Principe e il Genio si annientarono probabilmente nella salute essenziale. Il Principe era il Genio. Il Genio era il Principe. […] La musica sapiente manca al nostro desiderio”. Così Not, in una sorta di annientamento, “in quello spazio protetto si abbandona al sonno per risvegliarsi, essere di nuovo Matt alla prossima Alba”.
Nel racconto successivo, L’isola di Popi, in cui spira la stessa atmosfera narrativa su cui si stagliano i ritratti precedenti, l’io narrante scopre la magia di un’isola della Grecia, attraverso la figura di una giovane donna. Un’isola che nella confessione di Popi “ha una natura duplice”. Duplicità che si rispecchia in due ritratti: uno è “il ritratto di lei, della sua forza interiore che illuminava col suo aspetto fiero e mediterraneo”; l’altro è “il ritratto di una terra che ora non esisteva più così come lei ce la narrava”. Il ritratto in cui risaltava “una Grecia non ancora così antica, ma comunque già perduta”.
La dualità in qualche modo era già stata introdotta dal titolo Duende, che allude a un fascino misterioso, a un’ispirazione artistica profonda, a un ‘carisma’ quasi magico, e in questo senso quasi una specie di doppio, se riferito, come avviene già nell’esordio del volume, ad Antonio Tabucchi, grande autore del capolavoro Sostiene Pereira.
Lo stesso doppio, gli stessi panni indossati dal grande poeta spagnolo Federico Garcia Lorca: in questo caso ‘Duende’ rappresentava lo spirito dell’inquietudine che avrebbe perseguitato il grande scrittore fino alla sua tragica morte avvenuta per fucilazione da parte dei falangisti del dittatore Francisco Franco.
Di nuovo l’autrice riprende un filo conduttore di animo iberico in Sapore di tanghi, in cui troviamo la citazione del poeta argentino Jorge Luis Borges, secondo cui il tango è “convertire l’oltraggio degli anni in musica”.
Ballare il tango “è come tornare indietro, volteggiare riavvolgendo il nastro”. Vi è qui il motivo heideggeriano del vivere una vita autentica, di aprire un tempo mitico attraverso la danza. E vi si può sentire l’eco più recente di Tarantula, romanzo sperimentale, visionario ed ermetico di Bob Dylan, in cui sono presenti riferimenti mitologici che alludono alla musica, all’arte, al canto, e non ultimo, alla danza. Il racconto successivo è Il domino narrativo, un susseguirsi di storie di donne felici per un incontro ed altre infelici per una relazione sbagliata.
Alla fine risuona come un monito il racconto Uscite dalla fossa, un incubo di Amelia Rosselli, sulla poetessa Amelia Rosselli, figlia di Carlo Rosselli, ucciso in Francia da sicari fascisti in modo efferato e a tradimento. In questo testo la tragica constatazione: “i fascisti sono sempre stati al potere. Ci hanno sempre braccato a noi Rosselli”. I morti usciti dalla fossa rappresentano l’eredità preziosa della Resistenza, una lezione che non deve essere mai dimenticata. Traspare dunque l’impegno politico che ha contrassegnato Amelia Rosselli, testimone degli Anni di Piombo e di un’identità politica che non deve cadere nell’oblio del qualunquismo contemporaneo.
Anna Bertini, appassionata e dedita da sempre alla scrittura e alla musica, è nata in Toscana, a Livorno e si è trasferita nel 1987 a Monaco di Baviera dove ha acquisito il Diploma in Educazione dell’adulto e quello di Lingua Tedesca. Si è dedicata per svariati anni all’inse-gnamento della lingua italiana per stranieri. Ha studiato Drammaturgia presso la Facoltà di Theatherwissenschaft della Münchner Ludwig Maximilian Universität. Ha frequentato il primo anno del Master in Tecniche della Narrazione e i corsi di Editing, Critica Musicale, e Scrittura per il Teatro presso la Scuola Holden di Torino (’94-’96). Dal 1996 al 2011 si è occupata di management culturale, fondando le due agenzie “Bertini Art Networking” e “Joinopera”. Ha curato le carriere di musicisti e l’organizzazione di eventi e spettacoli, collaborando con molte prestigiose istituzioni e personalità internazionali. Ha trascorso diversi mesi in Africa per l’adozione della figlia Nathalie, in seguito alla quale ha abbandonando la carriera manageriale. Questi cambiamenti le hanno consentito di dedicarsi più intensamente alla scrittura, che – insieme alla cooperazione con scuole e istituzioni culturali per seminari e laboratori di espressività e didattica della musica – è diventata più centrale nella sua attività. Pubblica bimestralmente sulla rivista letteraria ‘La Stanza di Virginia’, e bisettimanalmente sul magazine dell’Associazione Onlus ‘Facciunsalto Editori’, occasionalmente sul magazine di ‘Ewwa’. Sue liriche e racconti sono comparsi in svariate antologie ed ebooks, tra le quali citiamo il 4° e 5° numero de I Quaderni di Èrato, l’antologia Voci contro la Guerra di Onirica Edizioni, e Teorema del Corpo. Donne scrivono l’eros, FusibiliaLibri, 2015. Ha pubblicato per FusibiliaLibri la silloge Profusioni, 2016, nota editoriale di Adriana Gloria Marigo. Nel maggio 2016 le è stato assegnato il Primo Premio al Concorso Stratificazioni di Bologna in Lettere per un racconto dedicato ad Amelia Rosselli. Finalista del Concorso ‘Primavera è Donna a Salò’, organizzato da CircumnavigArte. È in progetto un’edizione bilingue (testo a fronte in tedesco) di Profusioni, ed è in lavorazione il primo romanzo. È socia ordinaria di EWWA European Writing Women Association e membro di DVPJ, Deutscher Verband der Pressejournalisten. È nell’organizza-zione del Premio Letterario Natale Patti, parole e musica, Palermo.
Roberto Eleuteri ha tradotto e curato il libro Liber al vel legis (2000), del poeta e occultista britannico Aleister Crowley, Il torchio edizioni. È presente con suoi testi poetici nella antologia Il tridente e la fanciulla (2012), e con il racconto breve Le caverne fuori del tempo nella antologia Sorridi sei a Nettuno (2018), entrambe per FusibiliaLibri. Ha collaborato con Volume edizioni e insegnato materie letterarie negli istituti superiori. Per FusibiliaLibri sta preparando un’edizione delle sue prose alchemiche.





