Pasquale Vitagliano su “Scorie per l’avvenire” di Ugo Magnanti
Scorie per l’avvenire
pagg. 42
11,00 €
FusibiliaLibri, 2024
Pasquale Vitagliano
Ringrazio Ugo Magnanti che mi fa dono dell’esemplare n. 65 (significativo per che sono nato in quell’anno del secolo scorso) di Scorie per l’avvenire, plaquette di poesie stampata per conto di FusibiliaLibri in una tiratura limitata di 100 copie, con la cura di Dona Amati.
Leggo e subito vengo coinvolto dentro un’intensa elegia familiare. Senza alcuna traccia, però, di quel familismo che ancora ammorba questa nazione. E’ la canzone luttuosa della perdita di una heimat personale, della propria patria individuale, quale sorgente di sentimento e memoria, ma priva di qualsiasi retorica identitaria.
Tutto sui genitori. Prima la madre. Poi, il padre. Anche gli antenati e i nostri figli. Ripercorriamo la genealogia poetica di Magnanti e senza volerlo stacchiamo il pensiero e le immagini sulle nostre radici, ci scopriamo tutti piante di una fitta foresta collettiva, che brulicava nell’inconscio e non aspettava che proiettarsi in superficie alla luce della parola. I morti erano passati a migliaia,/ e stonavano un po’ con quel giovane/ sporco di grasso; oggi a cento chilometri/ invece, il morto fu lui, io lo feci/ rivivere qui, di fronte all’oceano.
Con una struttura metrica variabile, ma che predilige l’alternanza delle quartine e un endecasillabo spurio, ciascuna poesia assume una completezza semantica e figurativa che produce un effetto pittorico, in cui i tagli di luce divisionista prevalgono sull’intimità impressionista. Non volevo arrendermi a una smorfia,/ a un passo, a una postura, anzi sì:/ che alla fine le braccia si aprissero/ per scavare nell’oltre un abbraccio.
Nella Cabbala la scorza precede sempre il frutto. Il male e il dolore sono fondativi, eppure generano sempre il meglio di ciò che siamo.
Forse, questo è il lascito per l’avvenire della poesia di Magnanti. Al termine della notte, però, lasciateci mettere da parte le scorie, e tenere stretto il frutto. Si allenavano tutti ad essere morti,/ senza ammetterlo o senza saperlo,/ galleggiando in costume da bagno/ sotto lo sguardo della scogliera.
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UGO MAGNANTI ha pubblicato diverse opere di poesia, tra le quali, più recentemente, “Ciò che l’Isola dice” (FusibiliaLibri, 2022) (con Cristina Annino), l’autoantologia “Il nome che ti manca” (peQuod, 2019), il poemetto in ‘stanze’ “L’edificio fermo” (FusibiliaLibri, 2015), e la plaquette “Ciclocentauri”, con tavole di Gian Ruggero Manzoni (FusibiliaLibri, 2017).
PASQUALE VITAGLIANO https://it.wikipedia.org/wiki/Pasquale_Vitagliano






