Antonio Francesco Perozzi su un testo di “Scorie per l’avvenire” di Ugo Magnanti
Scorie per l’avvenire
pagg. 42
11,00 €
FusibiliaLibri, 2024
Tutto vibrava con me sui sedili
della macchina gialla, della macchina
nera, discese e salite e pianure
lontane; mio padre ingranava le marce
o metteva a folle, io non sapevo
quanto fosse enorme avere tanta strada
davanti, brillare di peluria bionda
sul collo, sentirsi un piccolo corpo
che stava su per inerzia, ma gettava
via l’occasione di stringersi a lui.
(da Scorie per l’avvenire, FusibiliaLibri, 2024)
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In questo testo, Magnanti si appropria dei meccanismi della tradizione poetica senza timore, e li rilancia. Troviamo un pressoché sistematico ricorso all’enjambement («sedili / della macchina», «della macchina / nera»…) e una sicura consapevolezza prosodica; ma anche, sul piano tematico/attanziale, una forte centralità data all’io (due volte in corsivo, tra l’altro) e al suo auto-scandaglio: la scena proposta ha tutte le caratteristiche del ricordo (l’uso dell’imperfetto, la descrizione sospesa…) e si riferisce in particolare al rapporto (anche questo tradizionalissimo) con il «padre». Infine, l’impianto metaforico (la «strada davanti» è quella percorsa dalla macchina ma anche una strada esistenziale, totale) suggella del tutto l’appartenenza di Magnanti a una tradizione. Nonostante queste scelte, e anzi proprio utilizzandole in certo modo, il suo testo riesce a costruire qualcosa che non ha, di molta poesia “tradizionale”, l’incapacità di presa e lo stereotipo: una certa precisione nei dettagli («brillare di peluria bionda / sul collo»), la stessa sospensione consapevolmente orchestrata tra enjambement, campo metaforico della strada e ricordo, danno alla scena una vera capacità di imprimersi e compiono sul serio il gioco a cui la lirica migliore, almeno secondo me, riesce a offrirsi: chiamare dentro (sul serio) il lettore.
UGO MAGNANTI ha pubblicato diverse opere di poesia, tra le quali, più recentemente, “Ciò che l’Isola dice” (FusibiliaLibri, 2022) (con Cristina Annino), l’autoantologia “Il nome che ti manca” (peQuod, 2019), il poemetto in ‘stanze’ “L’edificio fermo” (FusibiliaLibri, 2015), e la plaquette “Ciclocentauri”, con tavole di Gian Ruggero Manzoni (FusibiliaLibri, 2017).
ANTONIO FRANCESCO PEROZZI è insegnante, poeta e critico letterario. Ha pubblicato le raccolte “Lo spettro visibile” (Arcipelago Itaca, 2022), bottom text (in Poesia contemporanea. Sedicesimo quaderno italiano, Marcos y Marcos, 2023), “soluzioni per ambienti” (Zacinto, 2024), “On land” (Prufrock SPA, 2024), libro incluso nella dozzina finalista del Premio Strega Poesia 2025. Suoi testi sono apparsi in riviste e antologie. Cura il blog «La morte per acqua» e il podcast «Spara Jurij».






