“Morte vestita da fanciulla” di Enrico Pietrangeli – Lettura di Marco Palladini
Enrico Pietrangeli
Morte vestita da fanciulla
Appunti in versi di resistenza alla fine
Fusibilialibri, 2025
(con cinque fotografie di Angela Antuono e una nota di Ugo Magnanti)
Dopo un intervallo di quattordici anni – Mezzogiorno dell’animo risale al 2011 – torna a pubblicare una plaquette in versi Enrico Pietrangeli, figura laterale ed eclettica della scena poetica capitolina. Morte vestita da fanciulla (FusibiliaLibri, 2025) reca un sottotitolo “Appunti in versi di resistenza alla fine” che in qualche modo suggerisce il senso della raccolta. Che costituisce, in buona sostanza, una non banale meditazione sulla morte e sul resistere all’evento thanatofilo, a partire dal trapasso della genitrice di Enrico, il quale negli otto mesi terminali della sua esistenza diventa come il padre di una madre-bimba (esperienza che è toccata a molti figli, quorum ego): «Tu eri la morte vestita da fanciulla / ed io ti amavo, anche allorquando / le speranze furono maniglie per chimere / dove appendere più lontano l’ora / di tanto ineluttabile destino». E ancora: «Giunta è l’ora, venuto è altro tempo: / altro giro nella ruota della vita».
Ma il poetare di Pietrangeli non si arresta alla mera sfera personale e familiare, traspare una dimensione tra sacrale e filosofica già nei titoli di alcuni testi: “Apocatastasi indotta”, un vocabolo che rimanda al ristabilimento di un ordine terreno o divino dopo una radicale distruzione: «Possederti per ritrovarti, / ricongiungermi ancora /… L’ordine di Dio com’era / prima che l’angelo ribelle / condannasse me / dell’essere uomo / e te dell’essere donna… / Perché noi eravamo / medesima sostanza / fluttuante nel cosmo, / trattienimi dentro nove mesi ancora». “Nell’opium den”, ossia il luogo dove si consuma l’oppio «senza più spazi / né forme è stasi: / genera e riforma, / con lo stesso legno, / marcisce e ritorna». “Analemma”, peculiare termine astronomico per designare la curva geometrica, asimmetrica e irregolare, che indica la posizione apparente del sole in cielo, lungo tutti i giorni di un anno solare e presa sempre alla medesima ora nella stessa località: «… Mi manca quella meravigliosa follia di soltanto viverlo tutto, per una notte intera, rendere la stessa notte la Grande Madre che tutto custodisce in un grembo, che contiene l’universo intero… Mi manca l’idea di un unisono, quel suono vibrante e profondo che è elettricità che precorre e sulla pelle si rincorre. Mi manca, ma conosco il celato segreto di abbandonarsi al buio per accecarsi di luce».
La posizione di Pietrangeli è palesemente spinoziana («Deus sive natura») e si declina su tutto l’arco dell’essere e dell’esserci. Può cioè assumere la forma di un dialogo quasi teatrale tra la Vita e la Morte: «La vita … C’è quel che io nei segni di già avverto… Quel rendiconto che comunque torna e alla cupidigia, all’assenza d’amore e di perdono nello schiacciare il prossimo tuo senza pietà alcuna rende, per quel che c’è e non si vede, un senso ultimo di ciò che io e te insieme siamo? – La morte … Ci siamo e ci amiamo, non dimenticarlo mai… E tutto torna tra il giorno e la notte, tra un viaggio e l’altro. Sempre destinata ad amarti sono». Ma può anche volgersi a considerare le vite e le salme di scarafaggi e blatte oppure, con un postremo lampo di ironia, l’affollarsi di “Mosche settembrine”: «… che di putrida umanità, / intatta dai cadaveri, / sapete ancora estrarre / le residue essenze. / … Mosche settembrine, quell’alito di Dio / nascosto negli angoli / delle più piccole cose. / Mosche settembrine / sempre pronte a fottere / divenendo uno sciame, / qui non avete più antagonisti: / diverrò il vostro dio / armato d’insetticida».
Ecco nella natura-dio pure gli insetti più fastidiosi o repellenti per Pietrangeli reclamano il loro posto, nel sempiterno, ineluttabile ciclo delle nascite e delle morti.
Arricchito da cinque, enigmatiche o evocative, fotografie in bianco&nero di Angela Maria Antuono e da una post-fazione di Ugo Magnanti, il librino poetico di Pietrangeli si fa così apprezzare per la sua scrittura sempre sorvegliata, ora più lineare, ora più complessa («Siamo futuro che non attende, / assenza di un presente, / quel che giace, duplicato, / dell’archetipo di un cancro, / cloni di antimateria, / segni ancestrali, spirali, / varianti vibrazioni virali: / essenza senza più involucri / nel vortice della centrifuga, / il vero e la sua simulazione, / quel che sedimenta del sonno / circostanziando un risveglio»).
C’è da salutare con piacere, allora, il ritorno del ‘ciclopoeta’ Enrico, che tuttavia potrebbe rispondere: sono sempre stato qua, non sono mai andato via.
Scheda libro:
Titolo: Morte vestita da fanciulla
Autore: Enrico Pietrangeli
Editore: FusibiliaLibri
Collana: nastri
Anno 2025
pp. 72
formato 15×15
13,00 euro
ISBN 979-12-82091-01-5
Con cinque fotografie di Angela Antuono e una nota di Ugo Magnanti
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Enrico Pietrangeli, poeta, scrittore, musicologo, ciclopoeta, speaker radiofonico, curatore di eventi, e giornalista pubblicista fino al 2021, ha pubblicato, tra le altre cose, alcuni libri di poesia, “Di amore di morte” (Teseo, 2000), “Ad Istanbul tra pubbliche intimità” (Il Foglio, 2007), “Mezzogiorno dell’animo” (Cleup, 2011).
Marco Palladini, nato a Roma, è narratore e poeta, nonché drammaturgo, regista, performer e critico nell’ambito del teatro d’autore e di ricerca. Suoi testi in versi e teatrali sono stati tradotti in greco, romeno, inglese, ucraino, tedesco, ungherese, spagnolo e catalano. Ha scritto e allestito una quarantina di testi, spettacoli e performance teatrali e poetico-musicali. Ha realizzato quattro video opere: Fratello dei cani (con I. La Carrubba, 2013); Hudemata o ferito a vita (2020); Lettere della sposa demente (2021); Il resto del padre (con I. Palladini, 2024). Tra le ultime pubblicazioni: le raccolte poetiche Attraversando le barricate (2013), È guasto il giorno (2015) De-siderata (2018) e Via memoriæ / Via crucis (Gattomerlino, 2022) e il disco musical-poetico Creando Chaos (2023), pubblicato su varie piattaforme online; inoltre Stecca, mutismo e rassegnazione (romanzo, 2017), Strasognando Fellini (attraverso nove stazioni/stagioni filmiche) (critica, 2019), Nomi veri falsi (racconti, 2019), I virus sognano gli uomini (romanzo, 2021). Sulla sua opera poetica è uscita la monografia critica di I. Appicciafuoco Nei sentieri della linguavirus (2019). Ha vinto il Premio Feronia 2016 per la saggistica. In rete si trovano molteplici materiali video sulla sua attività lettera ria e teatrale, tra cui i recenti videoclip poetico musicali Sono Sono Sono (2023), Rap…resaglia (2023), Palabras (2024). Dirige la rivista culturale online L’Age d’Or.






